La Mania del Materassino

 

Gli Yoga Sutra di Patanjali sono per molti versi i pilastri  dello yoga contemporaneo. Nei Sutra, Patanjali parlava delle Otto Braccia dello Yoga come di una sorta di percorso verso la liberazione dalla sofferenza. E  così, per migliaia di anni, lo yoga si  è accontentato delle sue Otto Braccia. Poi, dopo pochi decenni dal suo sbarco in Occidente, solo Otto Braccia non sono state più sufficienti per tenere il passo del Fast Fast West. Lo yoga ha dovuto farsi crescere un nono braccio, uno di gomma: il tappetino yoga.

Nato per supplire ad un problema medico della sua inventrice, il tappetino yoga è lentamente diventato una sorta di status symbol per lo Yogi occidentale. Oggi, il fascino di una città o di un quartiere  si misura più o meno dal numero di yogis che camminano con un drink verde in una mano ed un tappetino yoga arrotolato sotto il braccio come una sorta baguette francese per hippies. Quando, verso la fine degli anni 2000 a Brooklyn, ho iniziato ad incontrare alcuni di questi esemplari nel mio quartiere, sapevo che i prezzi degli affitti sarebbero presto saliti. Tuttavia, non avevo certo il diritto di lamentarmi, dato che una di quelle persone che portavano orgogliosamente la baguette yoga sotto il braccio ero proprio io.

Era l’inizio degli anni ’80, quando insegnante di yoga Angela Farmer  si imbatté in stuoie di gomma usate come sottotappeti. Con una trovata ingegnosa decise di  ed adoperarle come sussidio per le sue lezioni di yoga. Il problema di scivolare durante la pratica yoga era particolarmente importante per Angela, che soffriva di una condizione medica che le ha impediva di sudare da mani e piedi. Il padre di Angela in seguito decise di trasformare l’ingegnosa trovata della figlia in un’impresa commerciale ed un quarto di secolo dopo, il tappetino è diventato  un oggetto essenziale per la pratica dello yoga.

Sebbene l’idea di Angela fosse senza dubbio creativa e piuttosto efficace, è difficile immaginare che gli antichi yogis indiani praticassero su tappetini colorati migliaia di anni prima che venisse inventata la gomma. Molti di loro infatti semplicemente meditavano su di un tappeto, o probabilmente anche sullo stesso terreno. Col pellegrinaggio verso ovest dello yoga, il terzo  braccio di Patanjali, quello dell’ Asana (postura), è diventato più centrale nella pratica, al punto da essere oggi confuso da molti come yoga in quanto tale. Di conseguenza, quello di scivolare durante la pratica è diventato lentamente un problema davvero più rilevante.

Oggi ci sono tappetini di ogni tipo: tappetini economici, tappetini a noleggio, tappetini spessi, tappetini ecologici, tappetini costosi, tappetini in sughero, tappetini graziosi, tappetini fantasia, tappetini mappati. Ma scivolare è davvero l’unica ragione di questa mania del tappetino? Non ne sono così sicura. I tappetini sono davvero così essenziali per la pratica dello yoga? Certamente rendono lo yoga più comodo, o meglio, lo rendono più facile. Basta praticare la stessa sequenza di asana con e senza tappetino, per scoprire che CON il tappetino, improvvisamente forza ed equilibrio diventano meno centrali nella pratica, lasciando spazio alla flessibilità. Non scivolare significa che una postura può essere mantenuta anche applicando meno forza e possedendo meno stabilità. Questo è spesso a discapito dello spingere le articolazioni oltre il loro limite naturale, superando la reale capacità di flessibilità del corpo ed esponendolo quindi al rischio di lesioni.

Dopotutto non è questo quello in cui noi occidentali siamo bravi? Trovare scorciatoie per rendere le cose più facili ed accessibili anche a coloro che non vogliono lavorare troppo? Così, scorciatoia dopo scorciatoia finiamo per perdere di vista dove stiamo andando e – con sorpresa di tutti – qualcuno si fa male. Prendiamo qualcosa che per natura non è per tutti, perché richiede molto impegno e dedizione, lo distorciamo e lo trasformiamo, fino a renderlo sifficientemente accessibile a tutti, così  da poterlo vendere. Basa guardare cosa abbiamo fatto con l’Everest (che dovrebbe davvero essere solo per pochissimi). Equipaggiamento super tecnologico dopo equipaggiamento super tecnologico, pacchetto turistico dopo pacchetto turistico, abbiamo riempito l’Everest di plastica lasciata indietro da migliaia di scalatori entusiasti che spendono collettivamente milioni per portare i loro grossi ego in cima al mondo (insieme alla loro spazzatura) .

Come siamo passati dai tappetini yoga al monte Everest? Non ne sono sicura. Comunque, torniamo ai tappetini yoga. Non ho niente di personale contro di loro, soprattutto quando sono eco-frienly. Uso ancora il mio primo tappetino, acquistato nel 2009 a Bed-Stuy, Brooklyn di seconda mano per soli $ 2. Mi piace così tanto che l’ho spedito insieme al resto delle mie cose da New York all’Italia quando mi sono trasferita nel 2013. Quindi, senza dubbio, non sono esonerata dalla corsa al tappetino. Tuttavia, ciò che trovo interessante, come psicologa, sono le funzioni emotive e relazionali che svolgono i tappetini da yoga.

Perché  i tappetini hanno avuto tanto successo? La maggior parte delle persone, a differenza di Angela Farmer, non ha un problema medico che impedisce loro di sudare dalle estremità ed il fatto di scivolare durante la pratica yoga, non ha disturbato nessuno fino agli anni ’90. Allora cosa è successo? E’ successo che lo Yoga si è  lentamente transforamto in “qualcosa per tutti” e di conseguenza si è dovuto piegare ai bisogni del selvaggio West. I tappetini  non solo ci impediscono di scivolare, ci definiscono. Noi occidentali, abbiamo bisogno di etichette e scatole ben impacchettate . Dimmi che tipo di tappetino hai, ti dirò che tipo di yogi sei.

I tappetini sembrano rappresentare quanto lo yoga occidentale si sia dovuto piegare per adattarsi ai ritmi dell’ovest fino a sembrare quasi qualcosa di completamente nuovo. Siamo riusciti a prendere una pratica basata sulla relazione con il mondo e sull’accettazione delle nostre circostanze e l’abbiamo trasformata in qualcosa che accade all’interno dei confini sterili di un tappetino di plastica colorata.  Così isolati, ognuno sul suo piccola zolletta di gomma  diligentemente sterilizzato, separati dagli altri yogis e dalla terra, ci sentiamo felici ed al sicuro. Possiamo meditare senza sentire il disagio dei ciottoli sotto il sedere, senza sporcarci le mani, senza il rischio di trovarci faccia a faccia con una formica che ci striscia sotto la faccia mentre siamo nella posizione del cane a testa in giù. 

Sarcasmo a parte, se ci voleva un tappetino per rallentare il Fast-Fast West, per portare un Lupo di Wall-Street a meditare anche solo per pochi minuti, così sia. Se per afferrare per un braccio il Fast-Fast West ed ancorarlo anche solo per un attimo al suolo, abbiamo dovuto usare i tappetini  yoga come gancio, ben vengano i tappetini-gancio. Il mondo non è stato costruito in un giorno. Da parte mia, mi lascio aperte piu’ porte. Adoro il mio vecchio tappetino preso a Brooklyn e lo uso abbastanza spesso. Allo stesso tempo, quando sono al parco, in spiaggia, nel deserto, su di un pavimento di legno, non dico di no allo yoga, solo perché non c’è un tappetino in vista. Mi tolgo le scarpe e senza paura di travalicare confini invisibili lascio che lo yoga mi aiuti a guardarmi dentro.

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