Non sembra un libro per bambini

Ha detto mio marito statunitense D.O.C. appena finito di leggere il libro “Il BUCO“ di Anna Llenas.
Questo libro, a mio avviso bellissimo, descrive con immagini fatte di fogli di cartone e frasi corte e d’effetto, (ma anche molto ragionate) la storia che ognuno vive con il proprio senso di perdita: la perdita di un altro come anche di una parte di se’. Il buco, in un certo senso, è la scoperta della nostra umanità, della nostra finitezza ed imprescindibile solitudine. Un modo di por al è che, una volta tagliato il cordone ombelicale, restiamo proprio con un piccolo buco nella pancia .. che a volte sembra più grande di altre, ma che non potrà chiudersi mai, starà a noi trovare il modo di conviverci. L’autrice, con un’immagine indimenticabile, ci ricorda che, proprio grazie a quel buco possiamo fare passare un filo che ci tiene tutti uniti, permettendoci di non essere poi così tanto soli. È proprio attraverso questo filo che, ognuno con il suo buco, facciamo fronte alla nostra solitudine ed alle nostre perdite. A me viene un po’ in mente Vasco Rossi:

“ ..e poi ci troveremo come le star.. ognuno a rincorrere i suoi guai.. ognuno con suo viaggio ognuno diverso .. ed ognuno in fondo perso dentro ai c***i suoi”.
( Vasco Rossi, 1983)

La mia prima reazione al libro, a differenza di quella di mio marito, è stata:” finalmente un libro per bambini che gli insegna qualcosa di utile per davvero! “. Le nostre diverse reazioni, riflettono una divergenza culturale profonda, emersa in entrambi di getto, da un testo disegnato per andare al di là dei filtri di adulti che de anni analizzano le proprie divergenze culturali, cercando in qualche modo di capirle e tirarne le fila.

L’infanzia made in USA, anche nella sua versione rustica anni ‘80 di mio marito, risulta sempre un po’ più soft di quella italiana. I parchi giochi sono un pochino più soffici, i cibi un pochino più dolci, i materassi un pochino più morbidi, le sconfitte un pochino meno dure, perché ci sono sempre premi per tutti, anche per chi è arrivato ultimo. In qualche modo i bambini Statunitensi vengono protetti il più possibile dal quel buco di parla Anna Llenas.
Invece, anche se forse ancora per poco, in Italia noi facciamo ancora le interrogazioni alla lavagna, i voti sono pubblici, i parchi giochi ( per la maggiorparte) sono fatti di erba e sassi, e nei giochi uno vince mentre gli altri perdono.
Di libri per bambini sulle emozioni ce ne sono tanti anche Made in USA, ma — dal mio Italiano modo di vedere — sembrano un po’ dei manuali di istruzioni per un alieno che le emozioni non le ha mai viste. Alla fine questo ha molto senso in una cultura che si scherma il più possibile dalle emozioni troppo forti e fa di tutto per evitare emozioni negative e conflitti. Se un bambino la rabbia non l’ha praticamente mai vista in faccia a nessuno, in qualche modo bisogna cercare di fargli un disegnino per spiegargli cos’è quella cosa che lui sente quando gli portano via un gioco.
Ai bambini italiani però, almeno a quelli che conosco io, questi manuali delle emozioni non piacciono tanto… li annoiano, perché loro le emozioni le hanno viste e sentite forti e chiare intorno , non solo le proprie, ma anche e soprattutto quelle degli altri, grandi e piccoli. Così, quei libri dove la rabbia è rossa e l’amore rosa, a loro sembrano un po’ inutili.
Il Buco invece è un libro sulle emozioni fatto X bambini ed anche per adulti che le cose le vivono, le vedono e non sanno bene come affrontarle. Anna Llenas non si nasconde dietro un dito e la dice com’è: bisogna trovare una sana via di mezzo! Il buco che sentiamo nella pancia alla fine si chiude solo un po’, non del tutto perché senza non si è umani, e se non ci si lascia vedere dentro almeno un po’ non si può legare con gli altri…. non ci sarebbe spazio x far passare il filo. Se si vuole restare connessi agli altri intorno a noi, si deve accettare la propria imperfezione, poiché è proprio tramite la vulnerabilità condivisa che ci si può aiutare l’un l’altro.
In un mondo sempre più di plastica (non solo negli Stati Uniti), fatto di profili scintillanti e foto ritoccate, nessuno trova un appiglio per connettersi agli altri davvero, tutti invece corriamo il rischio di restare soli dentro ai nostri buchi isolati, facendo finta col mondo che tutto vada a meraviglia.
Speriamo che questo libro lo leggano in tanti, grandi e piccoli, in ogni angolo di mondo, perché quella del buco è un’esperienza senza confini e di fili che ci tengano tutti legati ne abbiamo davvero bisogno oggi più che mai.

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